![]() |
Martedì, 24 Ottobre 2006 Autore: Daniele Miggino Fonte: www.mentelocale.it |
| Tutti hanno un velo da togliere Lisa Galantini porta in scena 'Il sipario di Maissa'. Un messaggio universale nella storia ambientata in Siria. Martedì 24 la prima Due anni fa, settimana più settimana meno, vi avevamo presentato il romanzo d'esordio di Roberto Baghino dal titolo Il Sipario di Maissa. Nel libro si racconta il percorso di liberazione - esteriore ed interiore - di una ragazza siriana. Si tratta di un diario, in cui la protagonista scrive le proprie sensazioni, gli incontri, le scoperte, gli amici e gli amanti. Testi e poesie si alternano, così come momenti di grande gioia e scontri - anche molto duri - con la realtà sociale e familiare. Ora questa storia va a teatro, grazie a Lisa Galantini ed Aldo Ottobrino, interprete e regista dello spettacolo, che debutta martedì 24 ottobre, ore 21.30, all'HOP Altrove. Si replica fino a venerdì 27. La versione teatrale del Sipario di Maissa è un monologo, il contesto scenico è la stanza da letto della ragazza. Senza rivolgersi direttamente al pubblico, ma come parlando tra sé e sé, Lisa porta sul palco i pensieri e le poesie scritte dalla protagonista sul suo diario. Gli oggetti di scena hanno un ruolo particolare: «è come se le cose che la circondano fossero le sue pagine bianche», dice l'attrice. Nonostante l'ambientazione e il contesto islamico, il messaggio contenuto nell'opera è universale: «quello che cerca di fare Maissa è liberarsi da tanti tipi di oppressione - continua Lisa - sociale, familiare, culturale, sessuale. Un percorso valido per tutti, non solo per donne musulmane, non solo per l'universo femminile». La collaborazione tra Lisa Galantini ed Aldo Ottobrino, che sta lavorando anche nello spettacolo Cipputi di Francesco Tullio Altan e Giorgio Gallione - va avanti da molti anni: «mi piace lavorare con lui - dice ancora Lisa - siamo attori entrambi, con un modo di lavorare molto simile. In questo spettacolo abbiamo cercato di rendere dinamico quello che succede a Maissa concentrandoci sull'azione». «Non è stato semplice portare in scena questa storia - dice il regista - il romanzo è molto bello e poetico, ma la forma diario è poco teatrale. Con la creazione della stanza si aggiunge un elemento di vouyerismo, è come se gli spettatori guardassero dal buco della serratura di Maissa». È stato l'autore a voler portare la storia a teatro. «Un po' perché secondo me è un libro molto teatrale - dice Baghino - e poi volevo tentare di dargli un altro contesto, il segno e il gesto». La collaborazione è filata via liscia, alcune piccolissime parti sono state riscritte dallo stesso Baghino per l'adattamento scenico. Il risultato lo vedremo all'HOP Altrove, dal 24 al 27 ottobre. Leggi il redazionale su www.mentelocale.it |
|
| © Copyright 2006 - 2010 Associazione Culturale Offgallery. | |