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Venerdì, 9 Febbraio 2007 Autore: Germano Beringheli Fonte: Il Secolo XIX |
| I sogni dipinti di Marta Wrubl In mostra le opere della giovane artista genovese che si è diplomata all'Accademia Ligustica con Chianese e Ferrarese Visivo e visionario sono aggettivi, ambedue relativi alla vista. Nei dizionari è scritto che visivo si riferisce, soprattutto, a cosa che è possibile abbracciare con l'occhio e la cui raffigurazione appartiene, per tradizioni culturali, all'arte. Visionario, essere visionario, è altro; per esempio si dice “visionario” l'artista o il poeta dotati di fantasia, grande tanto da consentir loro la trasformazione dell'energia luminosa, colta dall'occhio e dal giudizio, in sensazioni visive. Si può riflettere su tali circostanze guardando le opere della giovane pittrice Marta Wrubl che , nonostante il cognome di ascendenza mitteleuropea, è nata a Genova nel 1973 e ha studiato alla Ligustica, dove si è diplomata nel 1997, con Mario Chianese e Roberta Ferrarese. La sua figurazione assoluta, visibile fino al prossimo 17 febbraio all'Art Club “Il Doge” di Via Luccoli 14, potrebbe far pensare a Balthus ma, proprio dal punto di vista dello spirito con cui la giovane pittrice vede la realtà, la sua determinazione espressiva è visionaria e quindi, a differenza di quella del pittore parigino, non si alimenta di sensazioni erotiche o inquietanti. I suoi ritratti e i suoi nudi, persino quello di una bimba coricata su un canapé, sono naturalmente pudichi e semplicemente divengono il luogo, il “motivo”, come dicevano gli Impressionisti, per fare della pittura. In questa direzione i “volti” e i “corpi” che la Wrubl dipinge attingono al sogno poetico come a una benefica ricreazone. |
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